Quando si parla di IoT (Internet of Things, cioè l’internet delle cose) si parla di un mercato enorme e sempre in espansione, fatto da dispositivi comuni che vengono connessi alla rete e possono semplificarci la vita con soluzioni sempre diverse. Parliamo ad esempio di elettrodomestici come termostato, stampanti, interruttori e persino frigorifero, forno, fino alle lampadine.

Google, sempre all’avanguardia in tema di tecnologia, ha adattato una versione del suo sistema operativo per smartphone (il più diffuso al mondo) al mondo dell’ IoT, sviluppando Android Things (ex Project Brillo), che semplifica il lavoro di sviluppatori e produttori per creare dispositivi connessi per tutte le applicazioni per consumatori, rivenditori e industrie. Google promette aggiornamenti software, supporto e una infrastruttura su larga scala.

Cresce l’ecosistema Android dunque, con accordi presi con i maggiori produttori di componenti hardware (tra cui Intel e Qualcomm) per semplificare lo sviluppo di applicazioni per tutti i tipi di apparecchiature elettroniche più evolute. I nuovi dispositivi avranno dei chip contenenti un SoMs (System-on-Modules), con certificazioni FCC sempre aggiornate.

Android Things si unisce quindi alla piattaforma di comunicazione tra devices già sviluppata da Google, Weave, che permette di comandare i dispositivi con vari tipi di comandi, anche vocali.